Vita di Galileo | Recensione

Leben des Galilei è un’opera teatrale scritta da Bertolt Brecht pubblicato per la prima volta tra il 1938 e il 1939, incentrata sulla vita dello scienziato Galileo Galilei, in particolare sulle sue ricerche scientifiche e sugli sforzi per rendere pubbliche le sue scoperte. Ma una società basata principalmente sulla fede in Dio e nella chiesa non permetteva che fossero divulgate informazioni che potessero mettere in discussioni ciò che era stato precedentemente accettato e divulgato dalla stessa.

Lo spettatore assiste dall’inizio del dramma a una lenta regressione del pensiero di Galileo che, se all’inizio è una persona convinta delle sue ricerche, ma soprattutto convinta che la ragione umana possa prevalere sull’ignoranza e sulla fede cieca, alla fine dovrà a malincuore constatare che maggior parte delle persone pur di non devastare l’universo tranquillo in cui vive e rimanere dunque al “sicuro” preferisce chiudere gli occhi davanti alla verità. Ci si accorgerà poi che questo processo è inevitabilmente alimentato da chi detiene il potere e ha troppo paura di perderlo davanti a qualsiasi rivelazione che potrebbe cambiare la realtà a cui si è abituati a credere. E chi lo detiene ha ripetuto così tante volte queste bugie, che ha finito per crederci egli stesso, pur riconoscendo inizialmente il vero stato delle cose. È un circolo vizioso che purtroppo porta sempre e comunque alla vittoria del prepotente sulla verità.

Ancora una volta Brecht con il suo teatro ci dimostra che a nulla valgono le emozioni e sentimenti, perché questi non riusciranno mai a far cambiare l’uomo e il mondo in cui viviamo. In particolare la vicenda di Galileo si ambienta bene negli anni in cui l’opera è stata scritta dal drammaturgo tedesco. Erano gli anni in cui si cominciava a presagire un secondo scontro mondiale e quelli in cui grandi scoperte scientifiche sarebbero state utilizzati come strumento del potere e non come progresso dell’umanità. E così come Galileo alla fine sarà costretto ad ammettere la sua sconfitta e a rimanere sotto il controllo della chiesa, così l’uomo nella prima metà del novecento è stato costretto ad assistere inerme all’utilizzo del proprio intelletto come arma da combattimento.

La lettura dell’opera risultata abbastanza scorrevole e il tema scientifico della storia non influenza minimamente il coinvolgimento del lettore; in altre parole non è necessario essere degli scienziati o comunque degli appassionati di scienza per poter leggere quest’opera.  Decisamente consigliato a chiunque voglia approfondire la conoscenza di questo autore o semplicemente cominciare a leggere qualcosa di suo.

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Tschüss, Em.

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