Via col vento | Recensione

Capitano a tutti quei momenti in cui non sia da dove cominciare per la prossima lettura e se si ha tanta scelta la cosa si fa ancora più complicata. Accarezziamo i libri uno dopo l’altro chiedendoci quale potrebbe essere adatto, storciamo il naso di fronte ad alcuni, altri ci chiamano ma allo stesso tempo non sembrano proprio adatti al nostro umore attuale. È in questa fase particolare che mi sono avvicinata a “Via col Vento” di Margaret Mitchell di cui tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sentito parlare. Un libro di ben 1130 pagine che pensavo di finire nel 2000 e mai, ma nonostante tutto l’ho cominciato e mi sono fatta accompagnare per le strade della Georgia durante la guerra di secessione.

La protagonista è Rossella O’Hara (nella versione originale Scarlett), sedicenne viziata, orgogliosa e abituata ad avere tutto ciò e soprattutto chi desidera. Con il suo fascino è sempre riuscita ad ammaliare ogni persona che le gira attorno, tuttavia proprio colui di cui è innamorata, Ashley Wilkes, sembra non accorgersi di lei ed è anche in procinto di sposare sua cugina Melania Hamilton. Nel frattempo la guerra comincia, si porta via tante delle persone con le quale era cresciuta, un marito sposato per ripicca e la ricchezza della sua famiglia. In mezzo al caos Rossella sarà costretta a sporcarsi le mani e darsi da fare, capirà che la beata innocenza è finita e che gli anni di bambina viziata devono finire. Ed è durante la guerra che conoscerà Rhett Butler, reietto di Charleston, il quale sin da subito rimane affascinato da Rossella perché uguale a lui, lontana dai modi di fare delle signore del tempo e non ha paura di mentire.

Fondamentalmente la storia narra la crescita interiore di Rossella che, a causa delle gravi perdite sia umane sia economiche che subisce, sviluppa un forte attaccamento al denaro, dopo aver giurato che nessuno dei suoi cari avrebbe più sofferto la fame. Tuttavia questo lato del suo carattere la porterà a trascurare molte delle cose veramente importanti, a non rendersi conto di chi le sta veramente accanto e non distinguere una semplice infatuazione dall’amore vero. Nel corso del romanzo spesso e volentieri sembra diventare una persona più sincera e meno viziata, ma proprio quell’attaccamento alle cose materiali la porterà di nuovo sui vecchi passi, impedendole di crescere seriamente come personaggio. Questo fa sì che Rossella sia per tre quarti del libro un personaggio fondamentalmente antipatico e odioso, nonostante la grande forza di volontà e schiettezza. L’avidità e l’orgoglio se da un lato le saranno d’aiuto a rialzarsi, dall’altro la porteranno anche a cadere nuovamente.

Dall’altra parte abbiamo Rhett Butler a cui non importa se si parla troppo di sè, che è felice della sua condizione e non perde occasione di fare affari con gli Yankees durante la guerra pur di guadagnarci sopra. Da sempre è l’unico che sembra aver capito chi è veramente Rossella, ma non le confesserà mai di amarla per non diventare l’ennesimo spasimante di cui ella si era presa gioco, nonostante sin dall’inizio glielo dimostra con gesti abbastanza eclatanti. Entrambi i protagonisti non sono certamente positivi, testardi, sfacciati e orgogliosi allo stesso modo, ma Rossella si accorgerà troppo tardi di ciò che ha fra le mani.

Tra i mille personaggi che si affiancano alla coppia Rossella-Rhett, degna di nota è sicuramente Melania Hamilton Wilkes, personaggio umile e buono che, nonostante l’ingenuità, è uno dei personaggi più positivi del romanzo. Cecamente innamorata del marito e fedele alla sua amicizia con Rossella, è l’unica gran signora che Rhett conosca.

Alle vicende personali di Rossella sono intervallati gli episodi della guerra di secessione che permettono al lettore di mantenere il filo storico degli eventi e tenere il conto degli anni che passano. Alcuni di questi capitoli possono essere considerati i passaggi più lenti del libro che, tuttavia, mantiene dall’inizio alla fine una narrazione scorrevole e fluida. In particolare il romanzo ci offre spunti di riflessione che i soliti manuali scolastici non offrono quando si parla della guerra civile: Infatti nel romanzo della Mitchell gli Yankees e in generale il nord abolizionista non sono visto dipinti positivamente. Se da un lato gli eventi sono narrati attraverso gli occhi di Rossella, che di certo non vuole perdere le sue comodità, dall’altro ci offre anche un ritratto degli stati del sud dopo la guerra civile che è diverso da quello che siamo abituati a conoscere. L’abolizione della schiavitù molto spesso rappresentava qualcosa di spaventoso e pericoloso per le persone di colore stesse, che abituate da sempre a lavorare per dei padroni ed essere mantenute da essi, si sentivano improvvisamente sperduti se acquistavano la libertà.

Grazie agli innumerevoli eventi narrati, la storia non risulta mai noiosa, anzi riesce a catturare il lettore nella rete senza problemi, rendendolo parte stessa del romanzo. Anche lo stile dell’autrice americana aiuta a immergersi senza problemi, ma mi guardo bene dal considerare meritevole la vecchia traduzione – quella che purtroppo ho letto – completamente sgrammaticata e priva del condizionale passato, che sarebbe stato utile in molti casi. Vi consiglio senza ombra di dubbio la nuova, nella quale è stata riportata anche la famosa frase “Francamente me ne infischio”, presente anche nella trasposizione con Clark Gable e Vivien Leigh.

Tschüss, Em.

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