Un giorno questo dolore ti sarà utile | Recensione

James Sveck è un disadattato, o almeno così è stato etichettato quando lascia la Classe d’America durante una gita a Washington. Non vuole andare alla Brown, ma quando gli chiedono cosa vorrebbe fare non lo sa nemmeno lui. L’unica cosa che sa è che non gli piacciono i suoi coetanei, le uniche persone di cui ha un po’ di stima sono sua nonna Nanette e John, suo collega alla galleria della mamma. Il motto di un campo estivo in cui era stato mandato a dodici anni recitava “Sii forte e paziente; un giorno questo dolore ti sarà utile”, ma lui non sa nemmeno come potrebbe essergli utile il suo dolore perché tutto gli mette tristezza.

È questo lo stato d’animo che si percepisce, pian piano, andando avanti con la lettura del libro di Peter Cameron.

James racconta in prima persona ciò che gli accade nell’estate del 2003: non è un narratore omnisciente perché egli stesso non sa nulla di se stesso nella prima pagina, ma lo scopre nel momento in cui racconta, con un po’ di reticenza perché a lui le cose non piace raccontarle. Ogni pensiero dovrebbe rimanere inespresso perché una volta detto ad alta voce è irrimediabilmente corrotto o diluito.d0964481a29ae72dba680622a0f363fa_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy

Il libro è paragonato spesso a Il giovane Holden di Salinger, ed è vero, non si può leggerlo senza pensarvi: l’ambientazione è New York, la stessa, nessuno dei due sembra trovarsi a suo agio nel luogo in chi è, e vi è addirittura il discorso con una persona più grande e più saggia di loro – il professore per Holden e la nonna per James – prima della svolta, ma allo stesso tempo sono molto diversi.

Mentre Holden rifugge dal mondo adulto perché consapevole della loro corruzione, James per gran parte del romanzo è convinto che frequentare gli adulti sarebbe più conveniente. Il primo ama la famiglia, soprattutto la sorellina, mentre in Un giorno questo dolore ti sarà utile il protagonista ci presenta il rapporto complicato che ha con ognuno dei membri della sua. In generale nel loro anticonformismo considero quello di Holden molto più positivo di quello di James, che a confronto sembra proprio senza scampo.

Tutto ciò che il lettore vorrebbe fare è entrare nel romanzo e offrirgli una spalla, ma sa bene che lui non l’accetterebbe.

La lettura scorre molto velocemente complice una scrittura molto semplice e un flusso di pensieri che induce a seguirlo. Inoltre James – talvolta anche la nonna – ci offre ottimi spunti di riflessioni su cose cui, magari, nemmeno facciamo caso; perché lui è fatto così, nello sfuggire alla quotidianità e al mondo attorno si nasconde nelle cose a cui nessuno presta attenzione o che qualcuno troverebbe stupide. Lui è fin troppo sveglio, e non gli giova.

Non ai livelli di Salinger, ma una lettura che vale la pena fare, nonostante il finale fin troppo frettoloso e un po’ contraddittorio in alcuni punti.

E voi lo avete letto?

Tschüss, Em.

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