Tempo di vivere, Tempo di morire | Citazioni

Giusto qualche giorno fa ho finito di leggere un bellissimo libro di Erich Maria Remarque: “Tempo di vivere, tempo di morire”. Era un libro che volevo leggere da un po’ perché Remarque è un autore che apprezzo molto e pian piano vorrei leggere ogni suoi scritto. Ho letto questo libro per il Domino Letterario di Agosto e visto che dovremo aspettare ancora la fine del mese per la recensione, ho pensato bene di dedicargli un articolo dell’angolo delle citazioni.

“Finché si vinceva tutto era in regola e, se qualcosa non era in regola, si era finto di non vedere o si era perdonato in vista della grande meta. Quale meta? Non aveva avuto sempre due lati, uno dei quali tetro e disumano? Perché non non se n’era accorto prima? Davvero non se n’era accorto? Non aveva avuto spesso dubbi e nausee ma le aveva sempre respinte?”

“Abbiamo perduto la misura. Dieci anni ci hanno tenuto isolati in una superbia spaventevole, disumana e ridicola che gridava vendetta al cielo. Ci dissero siamo lo Herrenvolk cui gli altri devono servire come schiavi. Herrenvolk! Obbedire al primo idiota, a ogni ciarlatano, a ogni comando, che c’entra con questo il popolo di padroni? Ecco qua la risposta che, come sempre, colpisce gli innocenti più dei colpevoli […] allora ci si faceva qualche illusione. Non volevamo abbandonare la patria se c’era la guerra, non importa chi ne avesse colpa e chi l’avesse cominciata, Era una scappatoia, come quell’altra che bisognava parteciparvi per evitare di peggio, scappatoia anche questa di fronte a se stessi. Abbiamo provocato Dio, capisci?”download (3)

 

Da un po’ di tempo non so niente di niente. Prima era tutto chiaro, adesso è confuso. Mi piacerebbe addormentarmi e svegliarmi in un’altra epoca. Ma sarebbe troppo facile. Ho cominciato a pensare troppo tardi e non ne sono certo orgoglioso”:

“Adesso siamo vecchi senza l’esperienza della vecchiaia” “E’ proprio vero?” “No, ma cosa è vero? Lo sai tu?” “Ci deve essere sempre qualcosa di vero?” “Forse no, perché?” “Non so, ma forse ci sarebbero meno guerre se ognuno non volesse sempre persuadere gli altri della propria verità”.

“Bevve assaporando il vino e guardando Elisabeth. Anche lei apparteneva al lusso della vita che andava al di là del necessario e recava slancio e liberazione, e faceva parte dell’altro lato dell’esistenza, quello dell’abbondanza, dell’inutilità apparente, della bellezza e dei sogni. Il vino non era soltanto vino, l’argento non era soltanto argento, la musica che filtrava da qualche parte non era soltanto musica, né Elisabeth soltanto Elisabeth, ma dopo quegli anni sull’orlo della morte erano anche simboli di quell’altra vita, della vita senza strage e distruzioni, della vita per la vita che ormai era diventata quasi un minuto e sogno disperato.”

“Abbiamo paura dei nostri sentimenti. E quando li proviamo ci sembra di essere truffatori”.

“La colpa. Nessuno sa dove comincia e dove termina. Se si vuole comincia dappertutto e non termina in nessuno luogo, ma può essere anche viceversa”.

“Ogni cosa splendeva e luccicava come dopo una pioggia, aveva una sua forza e profondità, era la vita, la vita aperta e forte, la vita ovvia senza domande, senza tristezze, senza disperazione. Come destato da un incubo, la sentiva arrivare con impeto, sciogliendo ogni cosa, ed era quasi una risposta senza parole, al di là di ogni domanda e di ogni pensiero, una risposta che egli conosceva da quelle notti e quei giorni in cui la morte l’aveva sfiorato, da quando, uscendo dalle convulsioni, dalla rigidità e dalla fine, era rifluita in lui calda e violenta, tutta istinti, salvando e assopendo il suo cervello  con la propria esuberanza”.

Ci vorrà tempo, ma la paura diminuirà via via, e se anche dovesse ritornare ogni tanto sarà benvenuta perché si saprà di poterla superare a breve”.

Tschüss, Em!

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]
Ti è piaciuto il post? Condividilo!
Precedente I libri della Trilogia del mondo d'Inchiostro Successivo Grandi Incipit #5