Per chi suona la campana | Recensione

Buona domenica a tutti,

per concludere la settimana, quest’oggi voglio parlarvi di un capolavoro di Ernest Hemingway: Per chi suona la campana.

Protagonista è Robert Jordan, americano innamorato della spagna e volontario durante la guerra civile spagnola. Dopo essere stato incaricato di far saltare un ponte, Robert farà conoscenza di una banda di uomini che crede e combatte per la repubblica e sulla quale dovrà contare per portare a termine il suo compito. L’intero romanzo ha un lasso temporale di quattro giorni, il tempo impiegato a spiegare e compiere la missione.

6993_hemingwayeperchisuonalacampana_1276179063

Ho sempre avuto aspettative altissime, ed era davvero tanto che volevo leggere questo grande romanzo di Hemingway, ma devo ammettere che la realtà è ben diversa da ciò che mi aspettavo. Inizio dicendo che la narrazione si rivela essere molta lenta, scandita dai pensieri di Robert che compongono più del 50% del romanzo; attraverso questi impariamo a conoscere lui, le sue paranoie, il suo passato e le sue convinzioni.

Non c’è quell’azione che ci aspetta da un romanzo incentrato sulla guerra, ma piuttosto una grande riflessione. Devo ammettere che di spunti interessanti ce ne sono molti, ma la nota negativa è appunto la lentezza di tutto il libro. Inoltre, per mio grande dispiacere, non sono riuscita a entrare in connessione con nessuno dei protagonisti, né a provare solo un po’ di affetto nei loro confronti, nemmeno per la dolce e passionale Maria.

Centrale è sicuramente il tema dell’omicidio in guerra e della morte. Uccidere da iniziale difesa personale si trasforma, con l’avanzare della guerra, in puro divertimento, in cruda vendetta o sfogo personale e rende gli uomini ancora più cattivi. La carneficina si fa non per evitare di morire sotto il fuoco nemico, ma perché senza non c’è divertimento. D’altro canto la morte è quasi una consapevolezza, un pensiero ossessivo, la meta finale di tutti che si sta anticipando. Tutti sono pronti ad affrontare la sfida del ponte, a mettere se stessi in gioco pur sapendo che la morte è lì dietro l’angolo, e perfino il codardo Pablo, dopo la paura iniziale, aderisce al piano. Tutti vogliono combattere per l’ideale di paese in cui credono, per la repubblica e per scacciare i fascisti, e pur di raggiungerlo poco importa la morte, è la propria vita al servizio della patria, è per le persone che si amano.

La riflessione maggiore è sicuramente quella di Robert, di cui si leggono più pensieri, tuttavia Hemingway ci da modo, in piccola parte, di conoscere anche le paure e gli ideali degli altri combattenti.

Mentre leggevo il romanzo mi sono, quindi, divisa tra l’amore per delle parole che mi lasciavano esercitare un pensiero critico, e l’odio per una narrazione troppo lenta che mi negava l’accesso reale a quel mondo storico.

In conclusione è un libro che ha decisamente deluso le mie aspettative e che sono ben lontana da considerare il capolavoro dello scrittore, ma che, tornassi indietro più consapevole di ciò che mi aspetta, deciderei comunque di leggere.

Buone letture,

Tschüss, Em.

Ti è piaciuto il post? Condividilo!
Precedente Novità Newton Compton in libreria il 17 e il 24 novembre Successivo Indifferenza
  • Interessante la tematica che hai sottolineato 🙂 Peccato per la lentezza della narrazione 🙁

    • Em

      si mi ha parecchio deluso questo particolare :/

  • Ho un piccolo libro di Ernest Hemingway ma purtroppo ho fatto molta fatica a leggerlo perchè lo trovavo lentissimo!

    • Em

      per caso ti ricordi come si chiama?