Suite Francese

Buon sabato lettori,

oggi, in attesa di poter scrivere la recensione del libro che sto attualmente leggendo, volevo proporvi la recensione di uno dei miei libri preferiti: Suite Francese di Irène Némirovsky.

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Un capolavoro interrotto della letteratura francese: il progetto iniziale dell’autrice era una sinfonia di cinque movimenti di cui riuscii a portare a compimento solo due, Tempesta di Giugno e Dolce, poiché fu deportata. La prima parte narra la presa di Parigi da parte dei tedeschi e descrive in modo crudo e critico le reazioni folli e violente degli abitanti. L’autrice riesce a descrivere perfettamente i pensieri e le angosce di tanti personaggi del tutto diversi fra di loro. Nella seconda parte, Dolce, la narrazione si sposta in un piccolo paesino dove gli abitanti sono costretti ad ospitare in casa loro ufficiali tedeschi. Lucille, il cui marito è prigioniero, ospiterà Bruno von Frank che dimostrerà come anche un tedesco può avere un cuore e un’anima nobile, anche nel periodo della seconda guerra. La Némirovsky esplora il rapporto/non-rapporto tra i due giovani, analizzandolo dal punto di vista di Lucile.

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Ciò che mi colpì a lettura conclusa è il modo in cui la scrittrice si fa portatrice di ideali e pensieri e il modo in cui ha saputo renderli. La Némirovksy ha, in tutti i suoi romanzi, la capacità di far sembrare realmente vivi i suoi personaggi, come se ci stessero raccontando la loro storia seduti accanto a noi e non attraverso della carta. In questo romanzo è capace di rendere allo stesso tempo tutti i personaggi uguali e non uguali: la paura li accomuna tutti e li rende uguali nella follia ma starà a loro decidere come affrontarla. La crudeltà, così come la consapevolezza di non essere destinati al lieto fine (in questo si riflette lo stato d’animo di Irène), non manca e nonostante tutto si riesce comunque a leggere un minuscolo barlume di speranza rappresentato da pochi e più innocenti personaggi.

Un altro merito da attribuire alla scrittrice sta nell’essere riuscita a dimostrare che non tutti i tedeschi erano malvagità pura, andando oltre la realtà storica. Se da un lato si accanisce con risentimento contro le menti malvagie del periodo dall’altro proprio lei, che durante la stesura del romanzo dovette abbondare le amate figlie perché ebrea, cercò di rivalutare i suoi nemici, per non fare di tutta un’erba un fascio. Importante, in questo senso, il dialogo tra Lucile e una sarta che si sapeva intratteneva una relazione con un tedesco:

«Come può?» mormorò Lucile.

«E allora? Tedesco o francese, amico o nemico, è prima di tutto un uomo, e io sono una donna. E con me è affettuoso, tenero, pieno di attenzioni… È un ragazzo di città, ben curato a differenza degli uomini di qui; ha una bella pelle, denti bianchi. Quando bacia ha l’alito fresco, non sa di alcol come i ragazzi di paese. A me basta. Non cerco altro. Ci complicano abbastanza la vita con le guerre…».

E’ un libro che apre gli occhi su una realtà diversa che, nonostante gli studi, le ricerche e le memorie, sembra ancora sconosciuta e incomprensibile. Nonostante gli argomenti trattati, però, la narrazione non appare pesante ma fluida, scorre velocemente e i diversi parigini rapiscono il lettore nella loro tela di pensieri e azioni, comprensibili e no.

downloadSicuramente, degna di nota, è la storia della pubblicazione: come ho già accennato Irène dovette lasciare incompiuto il romanzo e i suoi appunti furono nascosti in una valigetta affidata alle figlie dal padre che gli fece promettere di non abbandonarla mai. Questi appunti per cinquant’anni furono conservati senza essere letti fino a quando la figlia Denise non prese accordi per donarli ad un archivio francese e proprio allora, dopo essersi fatta coraggio, li lesse e scoprì il capolavoro incompleto. Questo fu quindi pubblicato nel 2004 per diventare subito best-seller. Grazie ad alcune edizioni francesi si è riusciti ad avere anche appunti sul resto dei tre movimenti e leggendoli ne ho saputo abbastanza per sapere che mi avrebbero straziato il cuore.

Se ancora non lo avete letto, e se eravate ancora un po’ scettici, spero di aver cambiato in positivo le vostre impressioni. Leggetelo perché è un capolavoro che merita, tanto.

Vi lascio anche la mia recensione de “I doni della vita” e vi auguro buona lettura.

Tschüss, Em.

 

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  • Non ne avevo mai sentito parlare, ma dopo la tua recensione credo che ci farò un pensierino 🙂 Davvero bella, sembra un libro emozionante.

    • Em

      Lo è 🙂 se lo leggerai mi piacerebbe anche sapere le tue impressioni. Grazie mille!

  • Maria

    Mi hai convinto a leggere questo libro per puro caso pochi giorni fa e si, devo dire che mi ritrovo nella recensione o almeno nella prima parte. Davvero un libro che merita, e sono contenta di aver seguito il tuo consiglio 🙂

    • Em

      E io sono contenta che ti stia piacendo. Quando si consiglia un libro si spera sempre che possa piacere allo stesso modo in cui è piaciuto a noi!

  • Leggiti anche “Il Ballo” e “David Golder”. Sono bellissimi!

    • Em

      Ciao Rebecca! Grazie per il consiglio. In realtà il ballo è il primo che ho letto e non mi aveva entusiasmato, per questo ho intenzione di rileggerlo, tanto è piccolo. David Golder ancora non lo leggo però ce l’ho a casa, insieme a tutti gli altri suoi romanzi, e quindi aspetterò il momento propizio 🙂