Storia di una valigia

Eccola, è lì, con la sua valigia in mano, troppo grande, troppo piccola, piena di libri, una macchina fotografica, pensieri e parole dette ma non urlate che ormai hanno perso il loro momento ma vogliono comunque il loro spazio. valigiaLei è lì, e sa che vuole partire, sa che vuole partire ora.Domani? No, domani è troppo tardi: domani vuol dire provarci ancora, domani vuol dire essere delusi ancora perché “ci ho provato ma non è bastato, non mi hanno ascoltato, non hanno voluto ascoltarmi, con le loro orecchie troppo grandi ma anche troppo piccole”.

Domani è un’altra cicatrice, è un’altro grido non urlato, e la valigia é troppo piena, troppo piccola e cercare ancora spazio sarebbe come illudersi e cercare un’altra scusa ai loro patetici atteggiamenti, cercare spazio sarebbe come cercare una scusa per rimanere, una scusa che non c’è mai stata anche sei lei è sempre stata lì, convinta di vederla.

La sua valigia è pronta già da tempo, scalpita, vuole andare via, muoversi. Ma sì, togli anche le parole, alleggerisci il peso. E i pensieri? No, i pensieri ancora non ce la fa a toglierli, lei sa che quelli scioveleranno via piano piano, fino a lasciare il posto a quelli più belli che rimarranno insieme ai suoi amati libri.

unspokenLei aspetta, la sua valigia scalpita, sa che la meta non sarà un paradiso, sa che non mancheranno le lacrime, sa che si sentirà ancora più sola e triste, ancora più abbandonata, ma nonostante tutto lei ha scelto quel posto come meta, perché non ha più voglia di piangere qui, lei vuole piangere lì, perché ogni lacrima lì avrà un sapore diverso. Lì le sue lacrime non cercaranno i legami che ha qui, che l’hanno consumata dentro quando dovevano salvarla dentro il loro dentro. Lì lei avrà la possibilità di creare il suo mondo, senza dover pensare che qualcuno ha scelto il colore, o l’odore, del suo mondo senza averla consultata.

Lei saprà, allora, che se un giorno il colore o l’odore del suo mondo non le piaceranno, non potrà dare la colpa a nessuno, perché lo ha scelto lei, solo lei. E lì ogni sorriso avrà un sapore migliore, ogni sorriso saprà di sorriso vero. Come farà a capire quale il sapore del sorriso vero? Lei lo saprà e basta. Il suo sorriso vero saprà delle sue lacrime, dei suo sforzi e delle sue cicatrici. E le sue lacrime, i suoi sforzi e lei sue cicatrici saranno le sue gratificazioni, perché lei sarà ancora in piedi nel suo mondo con un colore e un odore scelti da lei, nella meta scelta da lei, ed è per questo lei saprà che quello é il sapore del sorriso vero.

E allora lei è ancora lì, con la sua valigia troppo grande e troppo piccola, piena di libri con qualche pensiero in meno, libera da parole inutili che hanno perso il loro momento e che non dovranno più cercare il loro spazio, perché hanno perso anche quello.lì Lei è ancora lì, salutala, potrai non rivederla, salutala anche se sai che non ti mancherà, salutala perché hai ancora un attimo per un ultimo atto di cortesia. Lei è lì, con la sua valigia troppo grande, troppo piccola. Lei è lì e ha finito di aspettare.

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  • Bello, mi piace molto quello che hai scritto! Sa molto di stream of consciousness inglese del Novecento 😉

    • Davvero??? E’ pensare che non mi è mai piaciuto così tanto quello stile ahah