Storia di una ladra di libri | Recensione

Da quando abbiamo aperto il blog quasi un anno fa ho sempre scritto le recensioni delle mie letture, volta per volta, ma mi sono sempre chiesta, e i libri che ho letto precedentemente? Indubbiamente è sempre più semplice recensire un libro non appena lo si è concluso, i dettagli sono più vividi, le emozioni che abbiamo provato, la trama; lo stesso non si può dire di una lettura affrontata anni fa. Tuttavia ogni tanto mi cimento in queste letture un po’ vecchie e oggi volevo appunto parlare di un libro che sicuramente conoscerete – e a cui hi già dedicato un articolocitazioso“: Storia di una ladra di libri di Mark Zusak. Il motivo per cui cominciai a leggerlo è particolare: appena vado in un luogo lontano da casa mia devo comprare un libro e ovviamente così fu anche per il mio secondo viaggio a Londra – che poi me ne sia tornata con una quindicina di libri è irrilevante. Entrai nel negozio con un’idea ben precisa in mente e me ne uscì con questo libricino di 500 e passa pagina, bello no?00517045_b

Nella Germania nazista Liesel Meminger, nove anni, viaggia in treno con la madre e il fratello verso i suoi nuovi genitori, Hans e Rosa Hubermann. Lì, però ci arriverà solo lei perché il fratello morirà durante il tragitto. Dopo un inizio difficile però, Liesel riuscirà ad adattarsi a quella vita in Himmel street con il suo papa che le insegna a leggere e si affezionerà persino a quel vicino a volte davvero insopportabile, Rudy Steiner.LadraLibri1

Una cosa che bisogna assolutamente sapere quando si prende in mano questa storia è la particolarità del narratore: la morte in persona. Questa ci tramanda la storia di Liesel attraverso un libro che lei stessa scrisse e che l’altra si porta ormai sempre con sé. Questo narratore onnisciente, ahimè, ogni tanto si lascia prendere la mano e ci fa qualche spoiler: perché a pagina 200 ci racconta qualcosa che accade a pagina 500 e noi davvero, davvero – ripeto: davvero – non volevamo sapere prima del tempo. E come ce lo dice! In modo quasi artistico oserei dire; probabilmente è l’unica cosa che non sono mai riuscita a perdonare all’autore, perché per il resto non ho trovato nient’altro da ridire.

Lo stile e la scrittura impeccabili, le occasionali parole in tedesco erano sempre benvolute e il tutto mi ha dato la possibilità di innamorarmi delle parole, oltre che della storia e dei suoi protagonisti. Attraverso Liesel ci innamoriamo nuovamente dei libri, di Papa, di Rudy – prima ancora che accada alla ladra – e anche della severissima Rosa. Le emozioni che nascono pagina dopo pagina, non sono scontate e frivole, sono vere, le tocchiamo con mano, le sentiamo con dolore e passione.

L’impostazione storica è costruita in modo che ci si renda conto effettivamente della crudeltà di quegli anni e di come dei semplici bambini la sperimentavano, increduli perché erano stati cacciati dal loro sogno infantile, dove si credeva ancora che un’ignoranza così grande non esistesse.

Ho goduto ogni singola parola, ogni singola emozione e lacrima e non me ne pento affatto. È un libro che va letto e che vi regala nuove conoscenze: trovate il tempo per cominciarlo.

Consigliatissimo: 5/5

Tschüss, Em.

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