Il segreto di Adam | Recensione

Salve a tutti,

finalmente riesco a trovare il tempo per parlarvi di un libro che ho cominciato e concluso lo scorso weekend: “Il segreto di Adam” di Christian Albanese, un giovane autore esordiente.

Siamo nel 1976 e Adam Bauer, orologiaio di professione, distrutto a causa della perdita della figlia e in seguito abbandonato dalla moglie Diann, tenta il suicidio. A salvarlo a pochi passi dal regno dei non viventi è proprio Diann che, giorni dopo, darà il consenso per il suo trasferimento in un centro riabilitativo. Qui il protagonista comincerà a confrontare vita reale, irreale e/o immaginaria, arrivando a mescolarle e non riuscendo più a distinguerle.

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A un occhio esterno Adam appare come bipolare, sull’orlo della pazzia, paranoico e soprattutto pericoloso, sia per se stesso sia per coloro che gli stanno intorno; ed è cosi che la sua vecchia psicologa lo presenta. Tuttavia al lettore è data la possibilità di entrare nella sua mente un po’ contorta e questo ci permette di conoscerlo meglio, lasciando da parte le normali apparenze.

Impariamo le reali conseguenze che una perdita gestita male e, soprattutto, da soli e abbandonati nel nostro dolore può portare. Cerchiamo di capire i punti di rottura e unione tra lui e la moglie e vorremmo comprendere di chi è realmente la colpa, chi è vittima e chi è carnefice. Attraverso la storia di Adam, ci viene dato, però,  anche un avvertimento: tenere bene a mente qual è il limite tra realtà e immaginazione. Ci hanno insegnato che ogni tanto fa bene scappare dalla nostra quotidianità e ogni giorno ci sono forniti i mezzi per farlo, tuttavia bisogna sempre ritornare alla vita di tutti giorni e ricordarci che non tutto quello che sogniamo, nel bene e nel male, è possibile. Se ciò non avviene, si sconfina nella paranoia, nell’ansia eccessiva e si perde il controllo dei nostri ricordi; si comincia a credere i nostri cari capaci di qualsiasi cosa orribile.

Ma Adam non è un carnefice, né tanto meno merita di essere considerato tale: Adam è una vittima, così come lo sono un po’ tutti i personaggi che vengono presentati in questo breve romanzo. E probabilmente sarebbe stato meglio evitare di puntare il dito contro qualcuno, aggravando così la situazione, e piuttosto assumersi la responsabilità delle proprie azioni, capire che per ballare il tango ci vogliono sempre due persone.

Lo stile dell’autore si rivela sin dalle prime pagine incalzante e più cresce il pathos, più il lettore è rapito dagli avvenimenti e gi risulta difficile chiudere il libro. Se siete fortunati e avete un po’ di tempo, vi ritroverete a finirlo in un’unica sessione.

In conclusione lo reputo sicuramente un buon di partenza per un autore che ha ancora tutta la strada davanti a sé – inoltre lo ringrazio ancora per la copia e per la dedica.

Spero di avervi incuriosito e che questa recensione vi sia piaciuta, in ogni caso sentitevi liberi di farci sapere cosa pensate nei commenti qui sotto.

Tschüss, Em.

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  • Ok, interessante davvero! Mi piacciono molto i personaggi come Adam e, se l’autore espone al lettore il suo carattere in tutte le sue sfaccettature, potrei farci un pensiero e comprare il libro 🙂 Mi affascinano molto questo genere di letture ^_^

    • Em

      Io sono stata catturata subito dalla trama e leggerlo è stata un’ottima scelta 🙂