Ritratto di signora | Recensione

Buongiorno carissimi,

oggi voglio parlarvi di un libro che mi ha dato molto da fare per circa due settimane: Ritratto di signora di Henry James, un “libricino” di circa 650 pagine.

Isabel Archer, giovane americana bella e innamorata della propria indipendenza, dopo la morte del padre viene portata in Inghilterra dalla zia materna, Mrs. Thouchett, dove conoscerà il cugino Ralph e lo zio, entrambi malati da tempo. Quest’ultimo in particolare morirà un po’ dopo l’arrivo della nipote e, sotto consiglio del figlio che pensa che potrebbe essere un incentivo all’immaginazione e all’indipendenza della cugina, le lascia una cospicua eredità. Comincerà poi il viaggio dei protagonisti di questo romanzo, che gireranno alcuni grandi città del mondo, soffermandosi particolarmente prima a Parigi, poi a Firenze e a Roma. E in particolare è nelle due città italiane che sarà ambientata gran parte della storia e dove avverranno gli eventi più importanti.

Il romanzo è ambientato verso la fine dell’Ottocento e va da sé che quasi tutti i personaggi descritti in questo romanzo appartengo alla borghesia di quel periodo e anche le “regole” di questa avranno una parte rilevante nelle decisioni prese.

Non è un segreto che non amo particolarmente questo genere di romanzi e non posso negare che portare a termine questa lettura è stato davvero difficile per me – ma ahimè dovevo per un esame universitario quindi non avevo scampo – e se potessi descrivere le emozioni provate durante la lettura direi rispettivamente: noia, rabbia, tristezza, piccola soddisfazione e poi… il poi lo lascio scoprire a voi.

Sebbene Henry James scriva in un inglese che ho apprezzato molto – tralasciando la sua ossessione per una costruzione usata fino allo sfinimento, me la rivedo ancora davanti agli occhi quando provo a dormire – la lettura mi è risultata pesante e non vedevo l’ora di finirlo. Nevertheless è una lettura che dà molto da pensare e discutere: l’autore ci offre diversi ritratti di donne, tutti diversi tra loro ed è stato interessante vederli. Tra tutti questi  ho apprezzato di più, nonostante quel pizzico di antipatia, quello di Henrietta Stackpole, amica di Isabel e giornalista per il New York Interwier: una donna ugualmente legata alla sua indipendenza, al suo lavoro, abituata a guardare il mondo con uno sguardo critico e una sete di notizie, ma soprattutto una donna molto leale.

Nel corso del romanzo l’eroina, invece, subirà uno sviluppo sorprendente e la piega degli eventi la cambierà, si troverà suo malgrado a prendere delle decisioni per lei non semplici, divisa tra ciò che una donna e moglie di quella società dovrebbe essere e la sua stessa felicità. Penso che la sua storia sarebbe stata molto diversa se fosse stata scritta da una donna, sono, anzi, convinta che una scrittrice non le avrebbe mai potuto far scegliere certe strade invece di altre. A questo proposito sarebbe molto interessante contrapporre i ritratti di Isabel Archer ed Ellen Olenska: nate nello stesso periodo e nella stessa società, ma figlie rispettivamente di un uomo e di una donna. Sicuramente sono due donne forti, ma nel suo romanzo James non fa di certo trionfare la donna sull’uomo – sebbene non si può dire che l’uomo vinca.

È un romanzo interessante e sono comunque contenta di averlo portato a termine, se lo avessi abbandonato dopo le prime 200 pagine non sarei mai entrata nel vivo della storia vera e propria, ma se non mi fosse stato assegnato non so se l’avrei mai letto. Se avete apprezzato altri romanzi ambientati nella società ottocentesca, se li leggete con piacere posso consigliarvelo sicuramente e potrebbe piacervi davvero tanto. Al contrario se non siete proprio fond of di questo genere, lasciate perdere, la letteratura è così vasta che non vi mancheranno i libri da leggere.

Se, invece, lo avete già letto sarebbe sempre bello conoscere meglio anche la vostra opinione.

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Tschüss, Em.

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