Mi innamoravo di tutto. Storia di un dissidente | Recensione

Buon martedì a tutti,

oggi, prima di addentrarmi in un fitto pomeriggio di studio, volevo parlarvi di un piccolo romanzo che mi ha colpito sin dalla prima volta che ne lessi la trama: “Mi innamoravo di tutto. Storia di un dissidente” di Stefano Zorba, pubblicato da Alternative Edizioni, prima in ebook e ora anche in cartaceo.

Sulle note della famosa canzone di Fabrizio de André, Coda di lupo ci racconta la sua vita, i suoi ideali e il perché si trova nella cella di un sotterraneo, torturato da un servizio segreto italiano imprecisato che vuole a tutti i costi i nomi dei suoi collaboratori.Copertina_fronte_low

Il libro parla della voglia di combattere e affrontare la realtà affinché le cose non rimangano al loro stato attuale, affinché la società possa diventare un luogo migliore e non una folla di perbenisti e opportunisti. Coda di lupo ci racconta che a volte lottare non cambia le cose, che talvolta si comincia anche con la consapevolezza di non poter vincere la battaglia, perché molto spesso combattere – anche senza speranza – è l’unica cosa che rimane da fare.  A volte si può combattere anche senza avere un fermo proposito, o con la paura instillata in noi, ma si continua perché la sensazione di contribuire alla rivoluzione ci fa sentire bene, anche se questo ci rende a tratti egoisti.

Non che questo cambi le cose. Se vivi in uno Stato fascista che dice di non esserlo. Se  perdi il diritto alla casa. Se subisci un’economia delirante che ti uccide con le nocività che produce. Se lavori per finanziare una classe dirigente che guarda solo se stessa. Se non vivi più, per lavorare e mantenere una famiglia, come uno schiavo… Come è possibile restare a guardare? Come non comprenderlo? Come continuare a subirlo? Se non sei un uomo stacchi il cervello e smetti di pensare. Se sei un uomo ti incazzi e lotti. Come Don Chisciotte con i mulini a vento. I Sancho Panza di questo mondo, che lottano per opportunismo e senza ideali, non lo comprendono e mai lo comprenderanno. Lottare è inevitabile e nobilitante. Nonostante non ci sia speranza. Lottare senza la speranza è l’unica cosa che ci è rimasta. I Don Chisciotte continueranno a farlo perché lottare li fa sentire vivi e liberi;

L’obiettivo della voce narrante non è illuderci o influenzarci, piuttosto vuole aprirci gli occhi facendoci capire che fare anche una piccola cosa per il tipo di mondo in cui crediamo è sempre meglio che non fare nulla e stare a compiangersi.

La sua storia è come un testamento, nel quale ci lascia una speranza – potremmo dire involontaria –  in un modo un po’ rude e velata di rabbia. E forse è proprio il modo in cui si rivolge al lettore, quella collera nemmeno lontanamente nascosta che ci fa guardare il mondo per quello che è.

In questo libro ho letto parole che descrivono crudelmente e realisticamente, che me lo hanno fatto apprezzare ancor di più, e per questo credo che vada letto e compreso. Ho trovato una voce che vuole essere ascoltata, ma allo stesso tempo consapevole che spesso chi urla di più è colui che sa di non aver ragione e necessita, quindi, di sovrastare la voce degli altri per farsi sentire.

Lo stile mi è parso molto adatto alla causa: se fosse stato più moderato e quieto non avrebbe sorbito alcun effetto, invece, così, sin dalle prime pagine si sente la voglia di alzarsi in piedi, cambiare e agire. E allo stesso tempo ci si sente un po’ in colpa, perché forse fino ad oggi non si è fatto abbastanza o non si è stati abbastanza coraggiosi da voler provare a fare qualcosa. Tutti questi sentimenti che proviamo mentre leggiamo la storia di Coda di lupo sono da considerare gli abili strumenti che l’autore utilizza per farci riflettere.

«Temo che più o meno tutti siamo schizofrenici. Almeno così la penso io. Tutti fingiamo di essere persone che non siamo. Al lavoro e fuori dal lavoro, se l’occupazione non è quella che sognavamo. Con la nostra compagna e con i nostri amici. A scuola. In viaggio. Con gli sconosciuti. Con quelli che conosciamo da una vita, per proteggere i delicati equilibri conquistati. Tutti fingiamo e mentiamo. Per apparire migliori. Per stare meglio con noi stessi, illudendoci di essere quello che non siamo. Ci fingiamo migliori credendo di non fare del male alle persone che ci circondano. E invece le stiamo solo ingannando e raggirando, perché se davvero sapessero come siamo veramente avrebbero schifo anche a sfiorarci».

Spero di avervi convinto a leggere questo libricino, perché a me è decisamente piaciuto.

Tschüss, Em.

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  • Sicuramente mi hai intrigata… Avevo letto un libro simile, ma opposto… Cioè sembrava unicamente un testo di denuncia assurda che andava a sfociare, quasi, nella polemica… Diciamo che non mi aveva lasciato una bella impressione, anche perché tarpava le ali a un’ipotetica speranza nel futuro :/ Questo, invece, è decisamente agli antipodi con quello che ho appena nominato 🙂 Interessante, indubbiamente 🙂 Ci farò un pensiero 😉