L’affare Kurilov | Recensione

Salve a tutti lettori,

oggi ritorno a parlarvi della mia scrittrice preferita: Irène Némirovsky. Tra i tanti libri che ha scritto alcuni sono più conosciuti, come “Suite Francese” o “Il vino della solitudine” e altri stampano un punto interrogativo in faccia ai più e li trovate solo sugli scaffali dei seguaci più accaniti della scrittrice. Il libro che sto per recensire appartiene, per l’appunto, alla seconda categoria e spero con questo articolo di incuriosirvi. “L’affare Kurilov” pubblicato per la prima volta nel 1933, fu fra i primi romanzi scritti dall’autrice ed ambientato nella Russia precedente alla rivoluzione d’ottobre, quando cioè l’impero non era ancora crollato. In quegli anni il comitato rivoluzionario affida l’omicidio di Kurilov, ministro dell’istruzione soprannominato “Il pescane” a Léon M., orfano di due rivoluzionari. Assumendo l’identità del dottor Legrand egli riuscirà a entrare nella casa del ministro e capirà che non esiste solo il bianco e il nero, sia i rivoluzionari che l’aristocrazia russa hanno qualcosa di sbagliato e che dietro la figura di Kurilov c’è più di quel che si vede a primo impatto. Riuscirà a portare a termine la propria missione?

La narrazione di questo libricino comincia con una piccola parentesi che vede Lèon, ormai invecchiato, fare conversazione con uno sconosciuto che lo ha riconosciuto a causa del famoso affare Kurilov. In seguito il lettore si trova catapultato ai giorni degli eventi grazie agli appunti, scritti in prima persona, che Lèon ha lasciato.

Volendo cominciare dallo stile in cui il romanzo è scritto potrei dirvi che la Némirovsky ne possiede uno fluido e scorrevole anche quando scrive storie che potrebbero non piacere a tutti, riuscendo a catturare il lettore. Quindi oltre la sua indubbia abilità come scrittrice possiamo sottolineare la sua straordinaria versatilità che le permette di destreggiarsi tra generi diversi tra loro, riuscendo sempre e comunque a conquistare il suo lettore.  La storia è avvincente dall’inizio alla fine: dalle prime pagine si avverte una leggera suspense perché ci si rende conto che le cose non andranno esattamente come si vorrebbe, qualcosa andrà storto, qualcuno sarà titubante o sbaglierà. Chi sarà? Kurilov morirà davvero per mano di qualcuno o la malattia lo ucciderà prima che qualcuno abbia il tempo di lanciare una bomba? Che ne sarà di Lèon?

Lo sfondo storico è sicuramente molto interessante, ci permette di guardare alla Russia rivoluzionaria – con seguaci diffusi un po’ ovunque – prima ancora della famosa svolta e capirne un po’ i meccanismi. Sicuramente la materia è stato presa anche dalle vicende biografiche sebbene la Némirovsky, essendo nata nel 1901, era ancora molto giovane quando lasciò Kiev.  Tuttavia ben sappiamo che l’autrice ha scritto opere magnifiche lavorando sui ricordi più vecchi e questo non è sicuramente da meno.

Per chi ha già letto altro di Irène Némirovsky è sicuramente un romanzo che vale la pena leggere ma lo consiglio sicuramente anche a chi non ha mai letto nulla della scrittrice, perché da qualsiasi libro si comincia rimane sempre il fascino letterario capace di conquistare un po’ tutti. Se invece lo avete già letto sarei felicissima di sapere cosa ne pensate quindi lasciatemi anche un commento.

Tschüss, Em.

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  • Paper leaves

    Ho già letto “Suite francese” e “Il ballo” …la tua recensione mi ha incuriosita molto, è un titolo che non conoscevo! Ottima descrizione, mi piacerebbe conoscere meglio quest’autrice, anche attraverso testi meno famosi 🙂

    • E cosa ne pensi di “Suite Francese”? Mi fa piacere che la mia recensione sia servita a qualcosa 😉