La vita di Irène Némirovsky | Recensione

Denise Epstein sperava che Suite Francaise, quel romanzo letto da dieci persone in sessant’anni, non venisse dimenticato troppo presto. Non immaginava che pubblicandolo avrebbe restituito sua madre all’amore e alla gratitudine dei lettori, che un lungo contrattempo aveva privato di lei. Chi può oggi mettere in dubbio che Irène Némirovsky sia straordinariamente viva?

Ho deciso di cominciare questa recensione con l’epilogo per due semplici motivi: Non è un semplice libro, ma una biografia e quindi non correte il pericolo di spoiler e secondo perché credo che bisognerebbe partire appunto da questo presupposto, ovvero che Irène non ha davvero mai smesso di vivere. download

Era una lettura che volevo fare da tanto, troppo tempo, ma non cominciavo per il semplice fatto che non mi decidevo mai a fare un ordine online – in libreria non l’ho mai trovato per quanto lo cercassi – e non appena mi sono decisa a farlo, mi è arrivato dopo due giorni e mi ci sono fiondata. Su questa biografia gli autori, Olivier Philipponnat e Patrick Lienhardt, hanno lavorato per tre anni dalla pubblicazione del capolavoro postumo del 2004, fino al 2007 aiutati dalla figlia dell’autrice, Denise, da qualche anno venuta anche lei a mancare. Si sono dedicati a un lavoro minuzioso, cercando ogni piccolo dettaglio così da poter scoprire ogni piccolo segreto e dettaglio della vita della scrittrice russa-francofona che ancora non fosse stato svelato. Sulla quarta di copertina leggiamo: Di lei credevamo di sapere tutto: dalla nascita a Kiev nel 1903 alla morte ad Auschwitz nel 1942 – dall’avventura del manoscritto di David Golder, inviato anonimo nel 1929 all’editore Grasset, al manoscritto salvato di Suite Francese, apparso nel 2004 e tradotto ormai in più di trenta lingue. Sbagliavamo. Non potrebbe essere cosa più vera, perché potrete anche pensare di sapere tutto su di lei, ma non lo saprete effettivamente se non dopo aver letto questo capolavoro di biografia.

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Estate 1939: ultime vacanze a Ene Etchea.

Dire Biografia potrebbe quasi spaventare, nella vostra mente ora pensate a 400 e passa pagina noiosissime dove, con uno stile altrettanto noioso, ci viene raccontato il suo odio per la madre, il rapporto con i diversi editori ecc. ecc. ecc. Sbagliate: questa non è una semplice biografia, è una biografia romanzata, è un’opera di critica letteraria, è la storia di una persona che ha diritto di essere ancora viva oggi, che fino all’ultimo dei suoi giorni ha continuato a credere nel suo mestiere di madre, moglie, scrittrice, ma soprattutto donna; con anche la sua dose di errori e illusioni, ovviamente.

La lettura non mi è mai apparsa noiosa, le nozioni sono scritte in modo che possano bombardare il lettore e annoiarlo, ma sono strategicamente poste fra un frase e l’altra, fra le parole scritte o pronunciate dalla stessa Irène, fra le citazioni dei suoi romanzi nei quali si può leggere un pezzo diverso di lei e che per questo si adattano perfettamente a descriverla nella biografia. E se leggendo questi avevamo intuito caratteristiche importanti della sua vita, ora le approfondiamo, ne conosciamo i reali motivi, capiamo il suo odio, la sua angoscia o paura, ma anche la gioia, l’amore, la fierezza per essere francese – anche se la cittadinanza non le fu mai data in vita, nonostante i numerosi tentativi suoi e del marito, dei suoi editori e delle sue importanti conoscenze.

“Di autori di romanzi se ne trovano cinquecento; non sempre fra loro si trova uno scrittore.” Gaston Chérau su Irène Némirovsky dopo l’uscita de “La pedina sulla schiacchiera”.

Ho amato ogni singola parola, ogni singola frase e non volevo che finisse; l’ho sentita affianco a me, ho cercato di non commuovermi – inutilmente – e ho apprezzato le mille testimonianze recuperate dagli autori per farci capire meglio chi era Irène Némirovsky e chi ancora vive tra le pagine dei suoi romanzi e racconti.

Le critiche fatte ai tempi di ogni pubblicazioni e le analisi letterarie sono di fondamentale importanza per capire ancora di più ogni storia, ma soprattutto sono importanti del quadro generale per capire lei che ha usato la sua stessa vita per farne dei capolavori.

“Otto anni dopo David Golder pare proprio che Irène Némirovsky sia diventata la cavia di se stessa.”

Consiglio assolutamente la lettura a chi abbia letto almeno tre o quattro libri di Irène Némirovsky, a chi ama la sua scrittura come la sottoscritta e a chi non si accontenta delle poche parole che si leggono su Wikipedia. Se davvero volete saperne chi era, leggetelo.

 

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