La via del ritorno | Citazioni

Buon lunedì a tutti,

prima ancora di lasciarvi la recensione de La via del ritorno di Eric Maria Remarque, che io ho profondamente amato, ho deciso di condividere alcune delle tantissime citazioni che ho sottolineato. Spero che leggendole possiate farvi un’idea della grandezza rinchiusa in quelle poche pagine. Buona lettura!

“Ancora a tratti ci fermiamo a guardarci intorno. E rimaniamo ancora immobili e in silenzio, e abbiamo la sensazione improvvisa che il fronte , quell’inferno di orrori, quel lembo di terra tutta buchi e distruzione, ci stia nel cuore; come quel lembo di terra ci fosse diventato familiare come una patria terribile e straziante, e questa fosse casa nostra. Ma siano gli anni perduti che rimangono lì, siano i compagni lì sepolti, sia tutta la miseria che questa terra ricopre, abbiamo nelle ossa un dolore che vorremmo poter liberare urlando.”

“Per le strade camminano lentamente, con le loro divise stinte e sudicie, le grigie colonne. I volti irsuti sotto gli elmetti d’acciaio sono magri e scavati, dalla fame, dalla miseria, dagli stenti, e sono ridotti ai lineamenti che segnano l’orrore, il coraggio e la morte. Si trascinano in silenzio, come hanno marciato già lungo tante strade, come sono stati seduti in tante tradotte, e accucciati in tante trincee e in tante buche, senza molte parole: così si trascinano anche adesso per questa strada, verso la patria e verso la pace. Senza molte parole. Anziani con la barba e compagni smilzi non ancora ventenni, senza distinzione. Accanto a loro i tenenti, quasi dei bambini, ma dei condottieri in tanti notti di assalti. E dietro a loro l’esercito dei morti. Così camminano, lentamente, ammalati, mezzi morti di fame, senza munizioni, a compagnie incomplete, con occhi che ancora non riescono a capire: sfuggiti al regno della morte… ritornano alla vita.”

“Cento giovani soldati, diciotto sottotenenti, trena sergenti e sottoufficiali sono qui e vogliono cominciare a vivere. Ciascuno di loro sa guidare una compagnia su un terreno difficile, con perdite minime attraverso il fuoco, nessuno di loro esiterebbe un attimo se di notte si lanciasse nel suo ricovero l’urlo ‘Vengono’, ciascuno di loro è stato fucilato in giornate senza numero, inesorabili, ciascuno di loro è un soldato perfetto, né più né meno. Ma per la pace? Siamo adatti per la pace? Siamo, in genere, adatti a qualcos’altro che non sia la vita del soldato?”

“Sì, penso con amarezza, sono cambiato. E ce ne sai tu di me, mamma? Non è che un ricordo, nulla più che il ricordo di un giovane quieto e sognatore. Mai, mai devi avere notizia di questi ultimi anni, mai devi immaginare com’è stato in realtà e che cosa sono diventato. La centesima parte basterebbe per spezzarti il cuore, a te che tremi e arrossisci per una parola, perché incrina il concetto che hai di me.”

“Ci siamo immaginati ogni cosa in maniera diversa dalla realtà. Abbiamo creduto che, con accordi importanti, avremmo iniziato una nuova esistenza, forte e intensa, in perfetta armonia con la vita riacquistata: così volevamo incominciare. Invece i giorni e le settimane svaniscono, li sprechiamo in cose futili e superficiali, e quando ci guardiamo attorno ci accorgiamo di non aver fatto nulla. Eravamo abituati a pensare e ad agire immediatamente; un minuto di troppo e tutto poteva essere finito. Per questo la vita passa ora così lenta: noi l’aggrediamo, ma prima che abbia cominciato a parlare e a emettere suono, l’abbiamo già lasciata andare. Per troppo tempo abbiamo avuto come compagna la morte; era una giocatrice svelta, lei, e a ogni occasione si portava via tutta la posta. Questo ci ha messo nel sangue un che di sconnesso, di frettoloso, di calcolato per l’attimo che fugge; quindi ci sentiamo vuoti, perché non è modo di vivere adatto a queste circostanze. E questo vuoto ci rende inquieti, poiché sentiamo che non siamo compresi e nemmeno l’amore ci può giovare. Un abisso insormontabile è spalancato fra soldati e non soldati. Ci dobbiamo aiutare tra di noi.”

“Eppure i nostri giorni sono pervasi dal brontolio strano di qualcos’altro che ancora, come un rombo lontano di cannoni, come un monito cupo sotto l’orizzonte, che non riusciamo a decifrare, che non vogliamo udire, che ci ripugna, sempre nel timore strano di perdere qualcosa, di non arrivare in tempo. Come se qualcosa ci sfuggisse. Troppe volte e a più di uno è sfuggito qualcosa: nientemeno che la vita.”

“Una parte della mia esistenza è stata al servizio della distruzione; è appartenuta all’odio, all’ostilità, al massacro. Ma la vita mi è rimasta. Ed è quasi un compito e una via. Voglio prepararmi ed essere pronto, voglio mettere in moto le mani e i pensieri, non voglio darmi importanza, voglio andare avanti, anche se qualche volta preferirei restare. C’è così tanto da ricostruire, è quasi tutto da rimettere in piedi, c’è da lavorare e da scavare per tirare fuori ciò che è stato sotterrato negli anni delle granate e delle mitragliatrici. Non occorre che tutti siano degli apripista; si sentirà il bisogno anche di mani più deboli e di forze minori. Là cercherò il mio posto. E allora taceranno i morti, e il passato non mi perseguiterà, ma mi sarà di aiuto.”

Tschüss, Em.

Link acquisto diretto su amazon.

Ti è piaciuto il post? Condividilo!