La tredicesima storia | Recensione

Salve a tutti,

nell’ultima settimana che sono rimasta a casa ho cercato di leggere dei libri che stavano da tanto tempo in libreria e per questo, quando ho terminato “11” di Mark Watson, ho subito buttato l’occhio su “La tredicesima storia” di Diane Setterfield, libro acquistato quasi due anni fa e che l’anno scorso – nonostante le promesse che mi facevo – non sono riuscita proprio a cominciare. Questa volta, mi sono detta, lo comincio e basta senza chiedermi se vorrei davvero leggere qualcos’altro.

In tal modo mi sono ritrovata a leggere la storia di Margaret Lea, giovane inglese che lavora con il padre in un negozio di antiquariato e ha una passione per le biografie. Proprio quest’ultima la porterà a ricevere una lettera dalla più grande scrittrice degli ultimi tempi, Vera Winter, che la invita ad andare a trovarla, nello Yorkshire, per raccontarle una storia.

Miss Winter la definisce una storia di fantasmi e la storia di due gemelle, afferma che tutti i bambini mitizzano la propria nascita, ma non si soffermano a pensare a ciò che veniva prima di loro, ai meccanismi che hanno scatenato il fiume degli eventi che hanno portato poi al loro concepimento. E così, con la speranza che Margaret voglia farle da biografa, per la prima volta nella sua carriera, Miss Winter promette di raccontarle la verità.

All’inizio scettica, Miss Lea pian piano si lascerà rapire dalla storia e dai suoi segreti fino a quando sarà tanto presa da non riuscire a riconoscere lo scorrere delle giornate se non per i pranzi che le venivano portati, rimanendo ogni tanto perplessa cercando di capire se delle uova rappresentassero mezzogiorno o sera.

Questa è la storia di Miss Winter, che prenderà pieghe strabilianti, con un finale che – per quanto gli indizi ci vengano dati e pian piano si comincino a mettere i tasselli al loro posto – non può non lasciare stupiti. Ma è anche la storia di Margaret, la storia di un posto vuoto e del dolore con il quale fare i conti. Attraverso il racconto della scrittrice riuscirà Margaret a fare pace con se stessa e trovare chi insegue da una vita?

Il romanzo ha un’ottima dose di originalità, una storia che non scade nel banale e parla nel modo giusto per ottenere l’attenzione del lettore, senza dargli troppo presto le risposte, ma solo qualche mollichina che lo induca ad andare avanti, assettato di conoscenza.

Lo stile è abbastanza fluido e scorrevole, ma permettetemi anche di fare una critica: per tutto il romanzo viene fatto il nome di uno stesso romanzo in continuazione, sempre lo stesso, “Jane Eyre”. Credo di averlo letto circa 60 volte, addirittura 8 in sole due pagine! Capisco che era il libro preferito di entrambe le donne, ma credo di poter affermare che l’autrice possa aver trasferito la sua ossessione sulle sue due figlie. Questa cosa mi ha esasperato, non poco, soprattutto perché io e Jane non è che siamo amiche per la pelle.

Detto questo è stata comunque una lettura abbastanza positiva e che consiglierei senza ombra di dubbio. E voi lo avete letto? Se invece non lo conoscevate non lasciatevi scoraggiare dalla vecchia Jane!

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Tschüss, Em.

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