La luna è tramontata | Recensione

Cari tutti,

non so se lo avevo già accennato altre volte prima, ma sono di natura una grande appassionata di letteratura angloamericana. C’è da dire che, però, volendo spesso spaziare tra tutte le diverse correnti ed essendo ancora nel fior fiore degli anni, non posso mica dire di aver letto tutti i capolavori e aver conosciuto tutti i grandi scrittori. Molti sono ancora da scoprire e con piacere questo gennaio ho scoperto John Steinbeck, famoso soprattutto per “Uomini e topi” e “Furore”. Io sono partita da un’opera minore “La luna tramontata” che, non vi nasconderò, mi è davvero piaciuta e alza le mie aspettative per i romanzi sopra citati.

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Siamo in un piccolo paesino della Norvegia, la città viene conquistata e sottomessa da un’armata nazista. Agli invasori, inizialmente, la situazione sembra tranquilla e il compito da svolgere, estrarre il carbone, non dovrebbe essere difficile. Eppure la docile popolazione troverà il suo modo di combattere lo straniero, toccandogli la sfera psichica ed evitando in primo luogo lo scontro fisico.

Di tutti solo il capitano Lanser sembra percepire questa minaccia nascosta, lui che sapeva cosa sia realmente la guerra, quando dura già da troppo tempo.

Il popolo obbedisce, non può far altro, ma tutta a un tratto diventa muto nelle parole, muto nelle emozioni, evita i contatti e i gesti e pian piano riesce a sfinire il reggimento, lo fa impazzire e i nazisti si trovano assediati dal loro stesso assedio.

“È conquistato e noi abbiamo paura; conquistato e noi siamo assediati.”

Ma soprattutto questo gruppo di “contadinotti” dimostrerà la sua superiorità sugli uomini di guerra, che invece di essere superiori come cercano di far credere, sono solo frutto degli ordini dei piani alti, alcuni come delle macchine che ripetono l’ideologia comune perché incapaci di formularne una propria. Si prenda esempio Loft, il perfetto figlio dello stato Hitleriano che, già con la prima descrizione, appare un burattino grigio e cattivo, di quelli che di male ne hanno fatto anche troppo.

E se Loft rappresenta lo stato tedesco di allora, allora il sindaco Orden non può rappresentare meglio il suo popolo. Come egli ribadirà più volte nel corso del breve romanzo, non può permettersi di imporre ai suoi concittadini qualcosa perché egli è stato scelto da loro, non per comandare, ma per essere il giusto amministratore che meritano. E non avrà mai paura di ciò che le sue affermazioni possono generare, non ne avrà di essere arrestato perché “Il sindaco è un’idea concepita da uomini liberi. Essa sfugge a ogni arresto.” Lo stesso Orden, sollecitato dall’amico Winter che gli chiederà se, di fronte alla morte, sarebbe capace di sfuggire, gli rammenterà ciò che disse Socrate: “Un uomo che sia veramente giusto non deve calcolare le probabilità di vivere o di morire; deve solo considerare se quello che fa è giusto o non lo è.”

In definitiva è un grande manifesto di lotta per la libertà, lotta per la vita che, nel bello e nel brutto, va sempre afferrata e vissuta veramente, senza doversi attenere a norme denigratorie per la stessa.

Sicuramente ve lo consiglio come libro per cominciare a conoscere l’autore per poi arrivare a quel mattoncino che è “Furore”. Se, invece, lo avete già letto mi farebbe piacerebbe avere vostri riscontri.

Tschüss, Em.

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  • Ecco, vorrei proprio leggere “Furore” e/o “Uomini e topi” ahahah Questo romanzo non lo conoscevo! Me lo segno, però 😉

    • Em

      I due che hai nominato non vedo l’ora di leggerli!