La luna e i falò | Recensione

Era da un po’ di tempo che volevo cominciare a leggere un libro di Cesare Pavese, la mia scelta verteva tra “La luna e i falò” e “La bella estate”, alla fine ho scelto il primo che finalmente ho tempo di recensire.

È un capolavoro, non mentiamo, e per questo motivo spero di essere in grado di scrivere una recensione degna abbastanza.

coverAnguilla è il protagonista e narratore di quest’avventura che comincia e finisce nei luoghi natii dell’autore, non conosciamo il suo vero nome, ma sappiamo che dopo un’esperienza in America è deciso a riscoprire quei paesaggi spinto da nostalgia e mistero. A lui si accompagnerà il vecchio amico e mentore, Nuto, grazie al quale riuscirà a scoprire molte delle cose di cui era rimasto fino allora all’oscuro.

Vorrei iniziare parlando dello stile di Pavese, che riesce a rendere vivo ciò che racconta, trasportandoci in quelle montagne del dopo guerra e facendoci sentire gli stessi odori, suoni e sensazioni che sente Anguilla; sensazioni che forse anche lui cercava di ri-afferrare.

Le parole, inoltre, scorrono fluide, non è stata una lettura lenta o comunque più difficile di altre come avevo pensato.

Potrebbe definirsi romanzo autobiografico? Nella nostalgia del protagonista, nel dolore dovuto all’assenza di radici, potremmo ritrovare lo stesso Pavese? Io credo che potremmo ritrovarvi anche alcuni dei motivi che lo spinsero al suicidio, poco dopo la conclusione dell’opera.

Mentre Anguilla percorre quei luoghi, sembra evidente che cerchi di aggrapparsi ai ricordi, che affiorano inevitabilmente, per scoprire che anche senza sapere quali sono le sue origini, quel luogo rimarrà comunque il suo punto di partenza. In tal senso è fondamentale un suo pensiero all’inizio del libro:

cesare-pavese“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”

Un personaggio, in particolare, sembra riportargli alla mente la sua infanzia, il giovane Cinto cui cerca di dare un obiettivo, una direzione ed essere il mentore che Nuto è stato per lui.

È un libro ricco di riflessioni e cose da imparare, un libro che bisogna far proprio, altrimenti non lo si apprezza e fortunatamente posso dire di esserci riuscita alla prima lettura. Se lo avete letto e non vi è piaciuto, o peggio vi era stato imposto, allora non era il momento giusto, a una rilettura lo capirete sicuramente di più.

Tschüss, Em.

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