La luna e i falò | Citazioni

Ce ne sono di libri che andrebbero letti almeno una volta nella vita, davvero tanti che pur volendo non potrei nominarveli tutti. Sfruttando il nostro angolo delle citazioni vorrei ispirarvi a questo gran capolavoro che ho letto a giugno: La luna e i falò di Pavese.

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

cover“… il paese era grande, ce n’era per tutti. C’erano donne, c’era terra, c’era denaro. Ma nessuno ne aveva abbastanza, nessuno per quanto ne avessi si fermava, e le campagne, anche le vigne, sembravano giardini pubblici, aiuole fine come quelle delle stazioni, oppure incolti, terre bruciate, montagne di ferraccio. Non era un paese che uno potesse rassegnarsi, posare la testa e dire agli altri: Per male che vada mi conoscete. Per male che vada lasciatemi vivere. Era questo questo che faceva paura. Neanche tra loro si conoscevano; traversando quelle montagne si capiva a ogni svolta che nessuno lì si era mai fermato, nessuno le aveva mai toccate con le mani.”

“Magari non te ne sei accorto, ma a tutti succede qualcosa”.

Potevo spiegare a qualcuno che quel che cercavo era soltanto di vedere qualcosa che avevo già visto?”

“…. e quando aveva detto una cosa finiva: Se sbaglio, correggimi. Fu così che cominciai a capire che non si parla solamente per parlare, per dire “ho fatto questo” “ho fatto quello”, ma si parla per farsi un’idea, per capire come va questo mondo.”

Mi diceva che l’ignorante non si conosce mica dal lavoro che fa ma da come lo fa”:

“Fu Nuto che mi disse che col treno si va dappertutto, e quando la ferrata finisce cominciano i porti, e i bastimenti vanno a orario, tutto il mondo è un intrico di strade e di porti, un orario di gente che viaggia, che fa e che disfa, e dappertutto c’è chi è capace e chi è tapino.”

“Sono libri, leggici dentro fin che puoi. Sarai sempre un tapino se non leggi nei libri”.

Allora Nuto si era messo a gridare che nessuno nasce pelandrone né cattivo né delinquente; la gente nasce tutta uguale, e sono solamente gli altri che trattandoti male ti guastano il sangue”

” Eppure la vita è la stessa, e non sanno che un giorno si guarderanno in giro e anche per loro sarà tutto passato. La prima cosa che dissi, sbarcando a Genova in mezzo alle case rotte dalla guerra, fu che ogni casa, ogni cortile, ogni terrazzo, è stato qualcosa per qualcuno e, più che al danno materiale e ai morti, dispiace pensare a tanti anni vissuti, tante memorie, spariti così in una notte senza lasciare segno.”

Tschüss, Em!

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