Intervista all’autore: Guido Mina di Sospiro

Oggi ho avuto il piacere e l’onore di intervistare e fare una breve chiacchierata con Guido Mina di Sospiro, l’autore dell’ultimo libro che ho letto: “Sottovento e sopravvento”. ( qui la recensione “Sottovento e sopravvento“)

E’ stata una esperienza sicuramente interessante ed emozionante, perché capita raramente di poter parlare con l’autore dopo aver letto il libro. Cercherò di riportare le domande e le risposte nel modo più preciso possibile.

Essendo cresciuto a Milano, come mai scrive i suoi libri in inglese?
Vivo in America ormai da più tempo di quanto ne ho vissuto in Italia. Inoltre per avere un panorama internazionale, ho capito anni fa che mi conveniva di più scrivere in inglese che in italiano. Questo libro l’ho scritto prima in italiano e poi in inglese, quindi quello che lei ha letto l’ho scritto in italiano.

Da dove è nata la passione per la scrittura?
Da sempre, devo dire. Forse la molla è stata le avventure di Sherlock Holmes a quattordici anni che pur essendo dei racconti brevi, riuscivano ad intrappolarmi e farmi capire quello che era sbagliato, quello che era giusto, era magia. Inoltre anche con Don Chisciotte che nessuno legge di solito, sono rimasto affascinato e da lì non ho più smesso di leggere.

Oltre ad essere uno scrittore, lei è un lettore prima di tutto?
Assolutamente. Per coloro che scrivono senza leggere è problematico, perché o è già stato fatto o è stato fatto meglio. E’ un po’ come voler suonare, ma senza conoscere i musicisti che sono venuti prima.

Ho sentito dire da alcuni autori che loro non leggono ciò che scrivono gli altri. Cosa ne pensa?
È uno sbaglio, c’è stato di quello scibile e delle cose bellissime scritte in tutte le lingue, e mi sembra impossibile che non riescano a trovare qualcosa che interessi.

Ho sempre pensato che ogni libro possa insegnare qualcosa.
E’ vero. E poi se si è fortunati e si legge un buon libro, si trova a vivere anni di esperienza di vita in sei, otto ore, e questa è la bellezza della lettura.

Cosa ha preso come modello per i suoi scritti?
Per questo libro in particolare, “Sottovento e sopravvento”, c’è molta letteratura ispanoamericana della quale io sono un grande lettore, parlo lo spagnolo e conosco bene, la caccia al tesoro che è un classico della letteratura anche infantile, i pirati, la storia d’amore. Infatti Maurizio Ferraris ha notato che nel romanzo c’è un po’ di La bella e la bestia, io non mi ero mai accorto, ma a vedere meglio è così: lei è una donna intelligente, bella, lui è un omone con i capelli lunghi, gobbo e irrazionale. Sembra un duo molto mal assortito, ma poi sulle isole delle Negrillos si capiscono, e capiscono sopratutto che non avevano mai capito l’essenza del capire.

Al di là della caccia al tesoro e della storia d’amore, il romanza ha tanta filosofia. Come è nata l’interesse per il romanzo filosofico?
Io sono sempre stato interessato alla filosofia, soltanto che nel mondo occidentale è andata morendo. Circa cento anni fa è morta ufficialmente con Wittgenstein e poi con il circolo di Vienna, che hanno abolito la metafisica una volta per tutte. Questo ha lasciato il ventesimo secolo nel mondo occidentale in bancarotta, dal punto di vista culturale e spirituale. Da qui sono nati l’esistenzialismo e questi vicoli ciechi. Con questo libro cerco di riportare in vita la filosofia come amore di sophia, quella idea perenne ben diversa, metafisica e ontologica. Nel romanzo Ruth prima che acquisti il suo nome vero, è persa in questa filosofia razionale, che è appunto la ricerca di questo algoritmo che possa eludere i paradossi, che la non filosofia del ventesimo secolo detesta perché è una cosa insopprimibile.

Quando ha scritto il suo libro ha immaginato un gruppo preciso di pubblico o lo ha scritto e basta?
Scritto e basta. (ride) Sto facendo interviste adesso e sto parlando un po’ con tutti, giovani, anziani, donne, uomini, e vedo che interessa un po’ a diverse persone e sono molto contento. Tuttavia l’ho scritto senza pensare a un pubblico preciso, anche perchè non so quale sia.

Ha paura che qualcuno possa non capire il messaggio o il libro?
Purtroppo è parte del mestiere. Tuttavia se c’è gente come lei che aiuta i lettori a capire, sono molto contento e grato.

Parlando proprio del libro ( spoiler), le è stato fatto notare l’analogia con la bella e la bestia. Io ho visto il personaggio di Marisol/Ruth come la rappresentante delle persone che vogliono sapere tutte le cose, come funzionano, il perchè, della razionalità stessa. Dall’altra parte Christopher vive la vita alla giornata, ciò che riceve, senza interessarsi delle cose superiori. Sono voluti in questo modo?
Sono rappresentativi dei gruppi che lei ha detto. Inoltre Christopher, a modo suo, è cattolico, forse per inerzia perché allevato così dai suoi genitori, ma crede in un Dio. Infatti ne parla sull’isola, lo pensa. Lui ha un approccio molto semplicistico, mentre lei molto più complesso e razionale. I due si compensano credo, si trovano finalmente e trovano una realtà diversa da ciò che conoscevano. Inoltre di solito è la donna ad essere irrazionale, mentre io ho invertito, facendo in modo che inizialmente fosse lei la parte razionale. Tuttavia sono cercatori entrambi, è questo hanno in comune.

Una cosa che ho notato dei capitoli, i numeri sono binari. Come mai?
La numerazione romana è quella d’ufficio, per segnare i capitoli. Quella binaria è il simbolo di ciò che abbiamo detto prima, o è vero o è falso, questo bipolarismo che in realtà non esiste, il bivalente. Ho trovato appropriato mettere questa numerazione in un libro che si chiama Sottovento e Sopravvento, che sono due opposti.

Se dovesse in poche parole descrivere il suo romanzo, cosa direbbe?
Usiamo la citazione finale, perché in fin dei conti è tutto lì. In realtà uno sciamano di una tribù indiana d’America che mi diceva non tanto della pietra filosofale, quanto del paradiso. Secondo lui conviviamo, senza renderci conto, con quello che invece pensiamo che arrivi dopo la morte.

 

Parlare con l’autore è stato sicuramente un piacere e mi ha aiutato a capire diverse cose sul libro e sul messaggio che questo trasmette. L’autore ha citato i grandi filosofi come Wittgenstein, Rudolf Carnap e “La struttura logica del mondo”, la metafisica e i paradossi e il problema che questi hanno creato e che creano ancora, mostrando la sua passione e il suo interesse per questo. Ha parlato di alchimia e dell’oro dei filosofi, di come il messaggio importante del libro non era la caccia al tesoro in sé, quanto il viaggio e la ricerca dei due personaggi e ciò che loro capiscono alla fine di tutto. L’autore si è divertito a scrivere e parlare di codici e messaggi nascosti, della mappa segreta del tesoro, in quanto è una passione per lui prima di tutto.

Il libro, per quanto possa risultare pieno di eventi strani, offre dei simboli e dei messaggi nascosti a chi desidera leggere tra le righe e l’autore è contento di poter trasmettere questo al pubblico.

Credo che il miglior modo di chiudere questa intervista e questa esperienza sia lasciandovi la citazione finale del romanzo, quella che secondo l’autore racchiude l’essenza di tutta la storia:

“La pietra filosofale non è più lontana dell’aria che respirate. Cercatela, potreste trovarla anche voi. Certo, gli dei potrebbero essere folli, ma – e se lo non fossero? Perciò ricordatevi: non smettete mai di sognare.” 

Livia

 

 

 

 

 

 

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