Il soccombente.

Edito dalla casa editrice Adelphi e scritto da Thomas Bernhard, uno dei più noti scrittori austriaci del ‘900, Il soccombente è un monologo di 186 pagine nel quale un cinquantenne, di cui non è mai fatto il nome, seduto in una locanda, narra la sua storia e quella dei suoi due amici conosciuti durante un corso del musicista Horowitz. Il-soccombenteQuel corso che si rivelerà fatale per uno dei tre: Wertheimer. Nient’altro che il soccombente, egli non riuscirà più a dedicarsi al pianoforte una volta compreso che non avrebbe mai potuto eguagliare l’amico Glenn Gloud, e così fu anche per lo stesso protagonista. Quest’ultimo, seduto in un quella bettola, cerca di spiegarci il perché di tutti quegli eventi e soprattutto cerca di comprendere le azioni dei suoi amici e se la vera ragione del suicidio di Wertheimer sia stato proprio l’ascolto delle Variazioni di Goldberg interpretate da Glenn. Libro molto interessante, soprattutto per certi concetti ma, purtroppo, sono tutti deprimenti. Infatti, tutta la storia assume un carattere triste e di sconfitta.
“Se guardiamo con attenzione gli esseri umani, non vediamo altro che mutilati, mutilati esteriormente o interiormente, o anche esteriormente e interiormente. Quanto più a lungo guardiamo con attenzione un essere umano, tanto più egli ci appare mutilato, dal momento che all’inizio ci rifiutiamo di percepire l’entità vera della sua mutilazione. Il mondo è pieno zeppo di mutilati. Il mondo è pieno zeppo di mutilati. Camminando per la strada incontriamo solamente mutilati.”
E’ stata, per me, una lettura conclusa a fatica, e spesso mi sono chiesta se c’era un fine o un punto di arrivo nella storia. Purtroppo anche a fine romanzo non ne ho trovato traccia e devo concludere che non è una lettura che rifarei molto volentieri. Non amato particolarmente nemmeno lo stile: essendo un monologo non troviamo nessun dialogo diretto, è tutto raccontato dal protagonista, anche le conversazioni che si svolgono in quel momento, ed è proprio il modo in cui narra che non ho amato, uno stile per nulla scorrevole e spesso lento. Tuttavia, come già detto, è da un certo punto di vista una lettura molto interessante, sebbene i concetti non siano esattamente allegri, e probabilmente sarebbe stato un bel libro se non fosse stato che questi stessi sono ripetuti più e più volte.tumblr_no4svh7CBN1u74fi7o1_500
Infine volevo concludere questa recensione con una citazione che mi ha particolarmente colpito e che, quasi come un’eccezione, non contiene nessun carattere deprimente o triste:
“Ogni essere umano è un essere umano unico al mondo e in effetti, la più grande opera d’arte di tutti i tempi […] Non necessariamente dobbiamo essere dei genii per poter essere e per poterci riconoscere come esseri unici al mondo.”

Tschüss, Em.

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