Il barone rampante | Citazioni

Il 15 ottobre 1923 nasceva a Santiago de Las Vegas, Cuba, uno dei migliori scrittori del ‘900, Italo Calvino. Per ricordarlo, a qualche giorno di distanza dalla suo compleanno, ho deciso di dedicare la nostra rubrica delle citazioni a “Il barone rampante”, un libro che personalmente ho amato molto e che ha qualcosa da insegnare a ognuno di noi, indipendentemente dall’età.

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“Le imprese che si basano su una tenacia interiore devono essere mute e oscure; per poco uno le dichiari o se ne glori. tutto appare fatuo, senza senso o addirittura meschino.”

“Urlava di dolore e di vittoria e non capiva niente e si teneva stretto al ramo, alla spada, nel momento disperato di chi ha vinto la prima volta ed ora sa che strazio è vincere, e sa che è ormai impegnato a continuare la via che ha scelto e non gli sarà dato lo scampo di chi fallisce.”

“la lettura per Cosimo, dallo svago di qualche mezz’oretta, diventò l’occupazione principale, lo scopo di tutta la giornata. E a furia di maneggiar volumi, di giudicarli e compararli, di doverne conoscere sempre di più e di nuovi, tra letture per Gian dei Brughi e il crescente bisogno di letture sue, a Cosimo venne una tale passione per le lettere e per tutto lo scibile umano che non gli bastavano le ore dall’alba al tramonto per quel che avrebbe voluto leggere, e continuava anche a buio a lume di lanterna.”

“Cosimo aveva preso una smisurata passione per la lettura e per lo studio, che gli restò poi per la vita. L’atteggiamento abituale in cui lo s’incontrava adesso, era con un libro aperto in mano, seduto a cavalcioni d’un ramo comodo, oppure appoggiato a una forcella come a un banco da scuola, un foglio posato su una tavoletta, il calamaio in un buco dell’albero, scrivendo con una lunga penna d’oca…”

“Le associazioni rendono l’uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone, e danno la gioia che raramente si ha restando per proprio conto, di vedere quanta  gente c’è onesta e brava e capace e per cui vale la pena di volere cose buone.”

“Cosimo era ancora nell’età in cui la voglia di raccontare dà voglia di vivere, e si crede di non averne vissute abbastanza da raccontarne, e così partiva a caccia, stava via settimane, poi tornava sugli alberi della piazza reggendo per la coda faine, tassi e volpi, e raccontava agli Ombrosotti nuove storie che da vere, raccontandole, diventavano inventante e da inventate, vere.”

– Perché mi fai soffrire?

– Perché ti amo.

Ora era lui ad arrabbiarsi: – No, non mi ami! Chi ama vuole la felicità, non il dolore.

– Chi ama vuole solo l’amore, anche a costo del dolore

– Mi fai soffrire apposta allora?

– Sì, per vedere se mi ami.

La filosofia del barone si rifiutava di andare oltre: – Il dolore è uno stato negativo dell’anima.

– L’amore è tutto.

– Il dolore va sempre combattuto.

– L’amore non si rifiuta a nulla.

– Certe cose non le ammetterò mai.

– Sì che le ammetti, perché mi ami e soffri.”

“Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.”

E voi lo avete letto? Qual è la frase che più vi è rimasta nel cuore? Lasciateci un commento per farcelo sapere.

Tschüss, Em.

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