Diario di Hiroshima di Hachiya Michihiko

Il titolo del libro dice già dove sia ambientata la storia e soprattutto fa intuire la cosa principale di cui si parlerà: Hiroshima.

I


l libro racconta il finale della seconda guerra mondiale dal punto di vista di qualcuno che viveva a Hiroshima e tiene un diario degli eventi successi in seguito all’esplosione della bomba. 

51SJqM15I2L._SX301_BO1,204,203,200_

Un medico si sveglia il 6 agosto come ogni giorno, senza sapere che quel giorno sarebbe cambiata la sua vita assieme alla storia del Giappone e dell’intera umanità. Si prepara per andare al lavoro, passare la solita giornata della sua vita. Ad un certo punto di ritrova sulla strada, nudo, in un completo silenzio e vede intorno a lui solo macerie. Vede in lontananza, verso il centro della città, una specie di fungo di fumo, che si alza nel cielo, ma non sente nulla. Gente morta per strada, gente ustionata, gente che non parla, che non sa cosa sia successo, cosa abbia colpito Hiroshima.

Questo medico inizia il suo diario il 6 agosto e scrive fino al 30 di settembre. Scrive di malati, di medici feriti, di medici che muoiono, di persone che sembrano star meglio e dopo improvvisamente peggiorano, di un male che colpisce tutti, chi più, chi meno, ma nessuno sa cosa sia veramente. Un medico che racconta con dettagli la dura vita dopo l’esplosione della prima bomba atomica, di un medico che ha creduto nell’imperatore anche nel momento della resa del Giappone, di un medico che ha cercato di aiutare anche quando lui stesso stava male.

Dopo diversi giorni iniziano a capire cosa abbia colpito la città e le persone, visto che inizialmente nessuno voleva dire nulla e non si sapeva contro cosa stavano combattendo. Nonostante tutto, loro cercano di vivere con serenità, di vivere le cose nel modo più positivo possibile, in modo da aiutare le persone almeno nei loro ultimi momenti.

Un libro realistico, ma non triste, anzi, un libro che fa riflettere molto secondo me. Scorrevole, senza troppe parole cercate, scritto di getto quasi, come un diario dove si trovano i sentimenti più nascosti delle persone. Un racconto che vede il problema direttamente dal punto di vista dei malati, delle persone che hanno sofferto veramente, dal punto di vista di chi cerca di fare l’impossibile per salvare vite umane, per chi nonostante tutto cerca ancora di mostrare che l’umanità riesce anche a fare qualcosa di buono. Fa riflettere su cosa l’uomo sia capace di creare pur di vincere una guerra, di come la scienza viene usata a scopi non nobili e di come alla fine vengono colpiti proprio coloro che non avevano fatto nulla di male. 

Un libro intenso che fa pensare, che fa scoprire nuove sfumature di ciò che tutti conoscono, un libro consigliato sicuramente.

Ti è piaciuto il post? Condividilo!
Precedente Grandi Incipit #2 Successivo "La bambina numero otto" Kim Van Alkemade