Il carcere | Recensione | Dominio letterario

Salve a tutti e bentornati al domino letterario,

un anno fa scrivevo questo articolo su “Il vino della solitudine” di Irène Némirovsky – che tra l’altro vi consiglio caldamente – l’anno precedente scrivevo la mia prima recensione per questa rubrica. Il tempo è passato, ma noi siamo ancora qui e tentiamo ogni giorno di dirvi la nostra nel migliore dei modi per aiutarvi ad allargare il vostro – e anche il nostro – orizzonte letterario.

Questo mese si parlerà de “Il carcere” di Cesare Pavese, piccolo romanzo in cui attraverso la figura di Stefano, ingegnere confinato in un piccolo paese sul mare, l’autore descriverà il proprio confino – avvenuto tra il ’35 e il ’36 a causa di alcune lettere – e la sensazione di essere rinchiuso in un carcere di cui proprio il mare è la quarta parete.

Stefano è costantemente ossessionato dalla paura che da un giorno all’altro, senza preavviso, la polizia potrebbe portargli l’ordine di lasciare il paese, forse per riportarlo al carcere vero e proprio; proprio per questo non vorrà mai disfare la valigia – sarà in seguito una donna a farlo, con il quale nascerà poi il diverbio – perché lo trova essenzialmente inutile.

Man mano che Stefano si abitua alla vita di paese e comincia a fare la conoscenza dei cittadini si rende conto che in realtà sono tutti dei carcerati, ma ognuno si illude del contrario, si illude di avere lo spazio infinito davanti a lui. Ma Pavese ci dice che il carcere di cui siamo prigionieri non deve essere per forza quello fisico, ma soprattutto anche la solitudine insopportabile da cui ci si sente soffocati, i limiti che da soli ci poniamo possono costituire le sbarre della nostra cella… e a detta di Stefano la cosa peggiore che possa capitare è subire i propri limiti.

“Fantasticava il mondo intero come un carcere dove si è chiusi per le ragioni più diverse, ma tutte vere…”

Verso la fine dell’opera si servirà poi della situazione di un compagno finito in carcere per confrontare la vita di lui con la loro che vivono ancora in paese. Durante questo passaggio leggiamo i pensieri di Stefano, il quale prende le difese del compagno che era ormai giunto al carcere vero e del quale ormai non si smetteva mai di parlare in paese.

““Lo prese alla sprovvista il pensiero che ogni giorno qualcuno entra nel carcere, come ogni giorno qualcuno muore. Lo sapevano questo, lo vedevano le donne, quella bianca Carmela, la madre, la gente di Giannino, Concia? E l’altra, la violentata, e le sue vecchie, e tutti quanti? Ogni giorno entra qualcuno nel carcere, ogni giorno su qualcuno si chiudono le quattro pareti e comincia la vita remota e angosciosa dell’isolamento. Stefano decise di pensare a Giannino in questo modo. Teste bruciate come lui, sucidi cenci come quei villani, ogni giorno entravano a popolare di carne inquieta e di pensieri insonni le sproporzionate muraglie. Stefano si chiese con un mezzo sorriso che cosa c’era dunque di tanto essenziale in un cielo, in un viso umano, in una strada che si perde tra gli ulivi, da sbattere con tanto desiderio contro il sbarre il sangue di chi è carcerato.”

Altro tema ricorrente nell’opera è la donna, attraverso le figure di Elena – figlia della padrona di casa – e Concia, una serva a cui Stefano spesso pensa. Descrivendo il rapporto che l’ingegnere anche con le due donne, in particolare la prima, Pavese riesce a disegnare ancora più accuratamente il carcere che rinchiude Stefano.

Lo narrazione è abbastanza lenta, nonostante le poche pagine, tuttavia il romanzo rimane una piccola perla grazie alle doti narrative dell’autore che cominciavano a mostrarsi proprio in quegli anni. Anche in questo ritroviamo le note nostalgiche che a detta dei più – io per il momento non ho letto abbastanza romanzi dell’autore per confermarlo – sembrano essere una prerogativa dello stile di Pavese.

Detto ciò vi lascio con la lista degli altri partecipanti al domino letterario e vi auguro buona lettura.

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Tschüss, Em.

 

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  • Silvia Devitofrancesco

    Ho questo libro nella libreria da secoli ma non mi decido mai a leggerlo. Devo assolutamente rimediare!

  • Ella di Libri e librai

    Devo sicuramente leggerlo, spero di farlo al più presto!

  • Porti alla mia attenzione un’opera che non conoscevo e che ho già messo in wishlist dopo la tua recensione. Bellissima! *-*

  • In lista, assolutamente!