Una brava moglie cinese | Recensione

Susan è una giovane americana che innamoratasi di Hong-Kong in un viaggio precedente ha deciso di intraprendere una specialistica lì, convinta che la sua città natale non sia il posto adatto per lei. A Hong-Kong incontra Cai e lo sposa dopo pochi mesi di conoscenza reciproca. Purtroppo per lei il matrimonio non si dimostrerà la favola che ha sempre sognato e Cai sarà marito prepotente e autoritario.una-brava-moglie-cinese_7644_x1000

Subito attratta dalla trama ho voluto leggere questa storia, soprattutto perché tutto ciò è realmente accaduto a Susan, che ha avuto il coraggio di raccontare la sua storia al mondo.

All’inizio il libro si è rivelato ben diverso da ciò che mi aspettavo: ho letto di una donna che, troppo innamorata dell’idea che aveva del marito, non riusciva ad aprire gli occhi e capire che le motivazioni che trovava ai comportamenti sbagliati di lui erano solo scuse che si diceva per non dover pensare, piuttosto, a una separazione.; lei voleva essere una brava moglie cinese, ma purtroppo non bastava solo il suo impegno. Più leggevo sintomi della sua cecità più mi spazientivo perché volevo che aprisse subito gli occhi, che si salvasse. Poi pensavo che quella non era solo una storia inventata, ma una cosa realmente accaduta. Il fondo di realtà nel romanzo dimostra ancora una volta quante donne continuano a subire violenze ogni giorno, violenze psicologiche o fisiche non fa differenza. Tante donne ogni giorno cercano qualcosa a cui aggrapparsi per sopportare un’altra giornata, aprire gli occhi o reagire non è semplice come vorremmo.

E l’ancora di Susan era il figlio Jake, l’unica cosa per la quale viveva e infine l’elemento che l’ha fatta lottare, per lui doveva reagire prima che fosse troppo tardi. Il figlio le ha fatto capire che i comportamenti di Cai non erano frutto di eredità culturali diverse, ma di una persona diversa da ciò che credeva. Per Jake, Susan ha saputo prendere in mano la situazione e oggi vive finalmente il lieto fine che merita, con il marito Tom e i tre figli.

Lo stile non l’ho particolarmente apprezzato, mi sembrava di stare al bar a prendere un caffè con un’amica e questo non si adatta a un romanzo, né tanto meno si potrebbe definire letterario.

Dopo la lettura sono andata a curiosare sul blog di Susan Blumberg-Kason e ho trovato sue vecchie foto e alcune dei figli e mi ha fatto sorridere pensare che lei ce l’ha fatta e, come lei, anche altre.

Tschüss, Em.

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